Mutui, da tasso variabile al fisso: quanto si risparmia e come fare

Autore:
Laura Scarpellini

Mutui che sempre più di frequente stanno togliendo il sonno agli italiani, dopo che l’inflazione ha fatto registrare nuove impennate tra il 2022 e il 2023. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza andando ad evidenziare come sia possibile passare da un mutuo a tasso variabile ad uno a tasso fisso. Forse non tutti coloro che hanno acceso un mutuo ipotecario, sono a conoscenza di tale eventualità. Ma ne varrà sempre la pena?

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Mutui, da tasso variabile al fisso: quanto si risparmia e come fare
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Mutuo da variabile a fisso: quanto si può risparmiare?

Forse non tutti sanno che se si è in possesso di determinati requisiti è possibile poter cambiare la tipologia del proprio mutuo bancario, portandolo da un tasso variabile ad un tasso fisso. L’attuale tasso da scegliere verrà definito andando a considerare l’indice Eurirs (Interest Rate Swap), che va inteso come il tasso interbancario di riferimento per i mutui bancari a tasso fisso, che abbiano una durata di 10 anni.

Successivamente si dovrà prendere a riferimento anche l’Irs riferito alla durata residua del mutuo, nel caso sia stato stipulato un mutuo trentennale, andando a considerare il valore più basso dei due. Da considerarsi inoltre che nel caso venga acceso il mutuo a 30 anni da 5 anni, l’Irs dovrà essere inteso a 25 anni.

I calcoli da effettuarsi prevedono inoltre l’applicarsi dello spread al mutuo variabile che si intende cessare, ottenendo così il nuovo parametro per le rate a tasso fisso. Vanno fatte comunque molte considerazioni, quando si intende lasciare un mutuo a tasso variabile, a favore di uno a tasso fisso.

Mutui, da tasso variabile al fisso: quanto si risparmia e come fare
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Volendo mettere a confronto un mutuo ipotecario a tasso variabile e uno a tasso fisso per una cifra di 140 mila euro per l’acquisto di una casa a 20 anni, avremo con tasso variabile una media del 4,90%, con una rata fissata a 919 euro, mentre con tasso fisso una media del 4,1% con rata a 856 euro. Confrontando le due tipologie di mutuo, ecco che balza subito all’occhio un evidente di 63 euro al mese.

Stesso discorso vale per un mutuo stipulato a 30 anni con un tasso al 4,1% e rata mese di 677 euro, mentre con tasso variabile si avrebbe una media del 5,1%, con una rata pari 760 euro. Anche in questo caso si nota un risparmio di  ben 83 euro al mese, che a lungo termine mette in mostra un risparmio notevole.

Mutui, da tasso variabile al fisso: quanto si risparmia e come fare
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Mutui: ecco come si passa dal tasso variabile a quello fisso?

La Banca Centrale Europea dall’inizio della scorsa estate, ha iniziato a ritoccare al rialzo i tassi d’interesse sui mutui, fino ad arrivare alla soglia del 4,5%, di certo non tenendo conto che tale aggiustamento avrebbe portato inaspettate difficoltà a migliaia di famiglie italiane, costrette a dover fare fronte a delle rate molto più pesanti.

Fortunatamente grazie all’approvazione della legge di Bilancio 2023, gli italiani hanno l’opportunità di poter trasformare il proprio mutuo con tasso variabile, in uno a tasso fisso. Il mutuo bancario dovrà prevedere una cifra entro i 200.000 euro, e gli interessati essere in possesso di un modello Isee che non superi i 35.000 euro.

Inoltre non ci dovrà essere stato alcun ritardo, nel pagamento delle rate del mutuo in essere.

A questo punto il tasso fisso previsto dovrà essere calcolato facendo una media tra il minore valore Irs a 10 anni e l’Irs pari alla durata restante del mutuo oggetto della modifica. A tale valore dovrà essere aggiunto lo spread messo a punto nel contratto originario di mutuo.

Il nuovo tasso bloccherà la rata per l’intera durata del mutuo, offrendo un vantaggio a lungo termine. Da ben intendere che tale procedura non è una surroga, ma una vera e propria rinegoziazione con il proprio istituto di credito.

Tale intervento sarà fattibile però fino al prossimo 31 dicembre, salvo proroghe che potrebbero essere possibili, con la prossima legge di Bilancio.

In ogni caso sarà sempre opportuno fare i dovuti calcoli prima di avviare le procedure di cambio della tipologia di tasso d’interesse. Infatti il nuovo tasso fisso che si andrà ad applicare vedrà un aggiornamento, risultando quindi più alto, e non quello da considerato all’accensione del contratto di mutuo originario.