Direttiva case green UE, incontro a Bruxelles: sarà approvata definitivamente in Italia?

Autore:
Elisabetta Coni
  • Perito per il turismo

L’incontro di negoziato a Bruxelles rappresenta una fase cruciale nel processo di approvazione della direttiva case green, ma non è ancora l’approvazione definitiva: si prevede che i negoziati in corso possano portare a modifiche o esclusioni che potrebbero influire sulle tempistiche per l’Italia e che tutti gli Stati Membri dovranno recepire la direttiva entro il 2025. In valutazione le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi e valutando eventuali agevolazioni fiscali. C’è il rischio concreto che sia approvata definitivamente in Italia?  

Direttiva case green UE, incontro a Bruxelles: sarà approvata definitivamente in Italia?
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Sembra sia iniziato l’ultimo atto finale per l’approvazione della direttiva UE sulle case green meglio conosciuta come Energy Performance of Buildings Directive (acronimo EPBD): il negoziato definitivo è in corso. L’Italia si trova in una posizione di contrasto nata al fronte di obiettivi temporali considerati irraggiungibili per il Belpaese.

Ricordiamo che la preoccupazione ha preso il via a marzo, ovvero quando è partito l’iter di approvazione della direttiva UE sulle case green grazie al primo via libera da parte del Parlamento Europeo.

In tempi recenti, si è tenuto un importante incontro di negoziato a Bruxelles, esattamente il 6 giugno, coinvolgendo rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione Europea. Obiettivo principale di questi incontri è stata la decarbonizzazione con la definizione di determinate tempistiche per quanto concerne il settore edilizio. Oltre a fornire linee guida chiare agli Stati Membri al fine di ridurre i consumi energetici e le emissioni di anidride carbonica.

Direttiva case green UE, punti controversi a Bruxelles

Direttiva case green UE, incontro a Bruxelles: sarà approvata definitivamente in Italia?
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Durante l’incontro di negoziato a Bruxelles, sono stati affrontati due punti particolarmente dibattuti: l’articolo 9 e l’articolo 16.

Il primo riguarda le prestazioni energetiche minime degli edifici, che secondo il Parlamento dovrebbero raggiungere la classe energetica E entro il 2030 e la classe D entro il 2033.

Il secondo, invece, si concentra sulla disciplina degli attestati di prestazione energetica (APE). Inoltre, sono stati discussi gli articoli dal 20 al 24 e l’allegato VI, che trattano dei sistemi di controllo indipendenti per gli attestati di prestazione energetica.

Ricordiamo che la direttiva UE case green è parte integrante della strategia europea Fit for 55 e fornisce agli Stati Membri indicazioni chiare per rendere gli edifici più confortevoli ed efficienti dal punto di vista energetico. Tra gli obiettivi previsti, si mira al raggiungimento di determinate classi energetiche entro scadenze specifiche.

Per fare un esempio concreto, gli edifici residenziali dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 2030 e la classe D entro il 2033. Allo stesso modo, altri edifici non residenziali e pubblici dovranno raggiungere la classe E entro il 2027 e la classe D entro il 2030. Inoltre, si prevede che i nuovi edifici abbiano emissioni zero a partire dal 2028. Ogni Stato membro sarà tenuto a presentare piani nazionali per la riqualificazione energetica degli edifici, con una priorità sugli edifici più energivori.

Case green, la posizione dell’Italia

Il nostro Paese da che parte sta? Secondo dati Istat, circa 1,8 milioni di edifici residenziali in Italia si trovano nella classe energetica più bassa. Questo è il risultato del fatto che gran parte del nostro patrimonio edilizio è stato costruito prima del 1990. Tali circostanze pongono l’Italia in una situazione particolare. Non tanto per gli obiettivi generali della direttiva UE, bensì per quanto riguarda le tempistiche. Infatti, esse sono considerate troppo stringenti per il contesto italiano.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato che il contesto italiano è diverso da quello di altri Paesi Europei. Sono stati messi sotto i riflettori i fattori storici e soprattutto la particolare conformazione geografica. Attualmente, gli obiettivi temporali stabiliti dalla direttiva  non potrebbero essere fattibili, se non solo sulla carta.

Inoltre, non vanno presi sottogamba costi e interventi necessari per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici residenziali, ad esempio la coibentazione, l’installazione di nuove caldaie, la sostituzione degli infissi e l’installazione di pannelli solari. Questi interventi potrebbero rappresentare un peso economico significativo per molte famiglie, soprattutto alla luce dell’aumento dell’inflazione negli ultimi anni.

Non resta che attendere e osservare da vicino i negoziati, sperando in un accordo che rispetti l’ambiente e il portafoglio italico.