L’India vieta gli smartphone nei safari, e prende posizione per un turismo più sostenibile e rispettoso delle esigenze degli animali, che soffrono parecchio l’invadenza delle persone alla costante ricerca dello scatto perfetto. La decisione valorizza l’esperienza e mette in secondo piano il turismo che cerca unicamente la viralità.
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Quello della viralità social è un tema che sta intaccando sempre più pesantemente il turismo, soprattutto dal punto di vista ambientale. Da quando le nostre mani non riescono più a staccarsi dallo smartphone, infatti, anche il modo di viaggiare è cambiato, e la ricerca quasi ossessivo-compulsiva dello scatto perfetto da pubblicare sui social è diventata una vera e propria minaccia ad ambienti naturali, ecosistemi urbani e tanti, tantissimi animali.
Proprio per arginare questo tipo di turismo, e valorizzare invece l’esperienza a contatto con la natura e la fauna locale, l’India ha deciso di vietare per sempre gli smartphone durante i safari. L’obiettivo è quello di incentivare un turismo più sostenibile e rispettoso delle esigenze degli animali.
Turismo più sostenibile e rispettoso

Le conseguenze dell’overtourism sulle destinazioni più gettonate sono devastanti, e lo sono ancora di più quando queste destinazioni vantano la presenza di fauna selvatica. Gli animali, infatti, soffrono pesantemente la pressione che deriva dall’essere sempre al centro dell’attenzione dei turisti muniti di smartphone che, pur di portare a casa lo scatto perfetto, si avvicinano troppo e disturbano gli esemplari in libertà fino a farli sentire in pericolo. Questo può dare luogo a comportamenti aggressivi e, a volte, anche a veri e propri attacchi. Un episodio simile è stato registrato nel cuore del Parco Nazionale di Rantahmbore, dove si vede una tigre spaesata e agitata, circondata dalle auto, che vorrebbe farsi largo per raggiungere la foresta ma è bloccata da una folla urlante di turisti con lo smartphone in mano.
Il video, diventato virale e diffuso dal P.M. Dhakate, chief conservator of forests, spiega esattamente come mai c’è bisogno di un turismo più sostenibile e rispettoso delle esigenze degli animali: l’affollamento crea una barriera fisica, aumentando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e favorendo potenzialmente un’aggressività difensiva. Proprio per questo, una sentenza della Corte Suprema indiana ha sancito il divieto dei telefoni cellulari nelle zone più gettonate per il turismo di alcune riserve per tigri del Paese, ritenendo i dispositivi (e i loro proprietari mentre li usano) troppo pericolosi sia per gli animali che per i turisti stessi.
L’India vieta gli smartphone nei safari

Durante un safari in India, quindi, non si potranno più usare gli smartphone, ma non solo. La sentenza della Corte Suprema, infatti, impone anche altri limiti da rispettare:
- sono vietati i safari notturni, in quanto generano disturbi maggiori agli animali;
- è limitato lo sviluppo edilizio nelle aree limitrofe alle riserve;
- nelle fasce orarie di alba e tramonto non si possono percorrere le vie interne delle riserve.
I casi di turisti sconsiderati sono sempre di più, e quella dell’India potrebbe essere una decisione da replicare su scala globale per proteggere gli ecosistemi e la fauna locale dall’assalto degli smartphone, e anche per riuscire a garantire una maggiore sicurezza anche fisica dei turisti stessi. L’obiettivo è quello di creare un turismo che permetta di vedere le tigri e gli altri animali in sicurezza e senza infastidirli, ma che parallelamente riesca anche a salvaguardare la fauna locale, in bilico tra overtourism, rischio estinzione, bracconaggio e decimazione degli habitat. In questo modo l’India intende tutelare il suo patrimonio naturalistico offrendo ai visitatori un’esperienza magari meno condivisibile, ma sicuramente più autentica e rispettosa dello spettacolo naturale che si va a vedere, come ha fatto l’Indonesia con il divieto di cavalcare gli elefanti.
