Fotografia

La fotografia è l’arte e la tecnica che permette, tramite processi chimici e fisici e sofisticati metodi digitali, di stampare su carta fotografica un’immagine ripresa e messa a fuoco tramite un dispositivo quale macchina fotografica o fotocamera digitale. Al tempo stesso il termine fotografia quindi sta ad indicare l’immagine ripresa dal dispositivo e stampata su un particolare tipo di carta tramite bagni chimici che permettono lo sviluppo e il fissaggio dell’immagine da riprodurre. A seconda poi delle sostanze utilizzate per la stampa dell’immagine, si ottiene una fotografia a colori, fedele a quella che si ha dinanzi al momento dello scatto, oppure la fotografia in bianco e nero, in cui l’immagine assume le diverse sfumature del grigio.

Etimologia del termine fotografia

Il sostantivo fotografia deriva dal greco e in particolare dall’unione delle due parole ???, phôs ossia “luce”, e -?????, “graphè” ovvero scrittura, quindi fotografia tradotto dal greco vuol dire scrittura con luce. La fotografia infatti si ottiene tramite la luce e il processo fisico della diffrazione.

 

Come nasce la fotografia

La nascita ufficiale della fotografia è datata il 7 gennaio 1839, l’anno in cui il francese Louis Daguerre presentò all’Accademia delle Scienze francese il brevetto con il nome dagherrotipo, mentre il termine fotografia che viene utilizzato oggigiorno è stato coniato molto dopo.

Il processo per arrivare alla nascita della fotografia però, comincia molto prima, ovvero con l’invenzione della camera oscura. Dopo anni di studi si arriva a perfezionare questo strumento capace di proiettare le immagini esterne alla camera, per mezzo di un piccolo foro e grazie ai raggi di luce. Nasce però a questo punto il desiderio di fissare tali immagini proiettate dalla camera oscura e iniziano così gli studi da parte di numerosi scienziati e ricercatori per trovare un composto chimico adatto allo scopo.

Il primo a fare una sorprendente scoperta fu, nei primi anni dell’Ottocento, lo scienziato britannico Thomas Wedgwood. Si rese conto che immergendo dei fogli di carta e di cuoio nel nitrato d’argento, bastava posizionare degli oggetti sopra questi fogli, poi esporli alla luce del sole e magicamente si annerivano, mentre dove prima c’erano gli oggetti, essi rimanevano bianchi sul foglio. L’effetto però era visibile solo per alcuni minuti e se l’immagine rimaneva al buio e viste alla luce di una lampada a olio o di una candela, perché al minimo contatto con la luce, l’immagine si oscurava completamente.

Da qui partirono gli studi del noto ricercatore francese Joseph Nicéphore Niépce, a cui spesso è attribuito il merito della nascita della fotografia. Si mise infatti alla ricerca di un materiale che permettesse all’immagine proiettata dalla camera oscura di permanere nel tempo. Lo fece utilizzando una lastra di peltro e sfruttando l’annerimento del bitume di Giudea nel tentativo di fissare su carta il paesaggio fuori dalla sua finestra. Per riuscire nell’impresa ci vollero 8 ore di posa, ma fu così che nel 1826 venne scattata la prima fotografia della storia. Niépce cercava un socio che poi ritrovò in Daguerre, che si impegnò ad affinare le ricerche del suo amico dopo che egli morì.

 

Dalla fotografia alla macchina fotografica

Una volta nata la fotografia nasce però l’esigenza di creare un apposito strumento per poter scattare, e qui entra in campo Daguerre e suo cognato Alphone Giroux, che si lanciano nella produzione e vendita dei primi apparecchi fotografici. Il modello di fotocamera per la dagherrotipia era composto da due scatole di legno che permettono la messa a fuoco dell’immagine, un obiettivo fisso e una fessura per la lastra di rame. Da Parigi però arriva il primo concorrente, fino a quando anche a Torino viene prodotta la prima macchina fotografica italiana, ed è così che la fotografia comincia a diffondersi.

Il dagherrotipo però, nonostante fosse una grande invenzione, aveva una pecca, ovvero attraverso di esso era impossibile produrre più copie di una stessa immagine.

 

E fu così che al dagherrotipo si aggiunse un’altra scoperta importante, per opera dell’inglese William Henry Fox Talbot attraverso la calotipia. La sua invenzione consisteva nell’esporre un foglio di carta imbevuto di ioduro di argento nella camera oscura, svilupparlo successivamente con dell’acido gallico e fissarlo con soluzione di sale. Quello che ne venne fuori era un’immagine in negativo da mettere poi in contatto con un altro foglio di carta imbevuto per ottenere poi l’immagine finale positiva. Quindi Talbot fu l’inventore della fotografia per quella che si conosce oggi, con la sua caratteristica di duplicare più volte un’immagine scattata per mezzo di una macchina fotografica.

Da allora il successo della fotografia è in ascesa tanto che addirittura personaggi del calibro di Edgar Allan Poe e il deputato Abraham Lincoln si concedono a ritratti effettuati per mezzo di una macchina fotografica. L’utilizzo dell’arte della fotografia però non si limita solo all’uso personale di acquista un apparecchio fotografico e ritratti, ma viene utilizzata da Nadar per la prima foto aerea e la prima effettuata utilizzando la luce artificiale per fotografare le catacombe di Parigi. Negli stessi anni viene utilizzata la fotografia per la prima volta nella documentazione di viaggi.