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Fiumi arancioni in Alaska: il permafrost contamina gli ecosistemi

Fiumi arancioni in Alaska: il permafrost contamina gli ecosistemi
Photo by trunun – Pixabay
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Il riscaldamento globale sta provocando un fenomeno particolare in Alaska, quello dei fiumi arancioni. Metalli rocciosi si riversano nelle acque, provocando danni per i pesci ma non solo.

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I danni del riscaldamento globale sono orami numerosi, spesso impensabili. Le temperature sempre più elevate provocano un irrimediabile scongelamento dei ghiacciai anche più antichi e ciò non innesca solo un’innalzamento dei livelli delle acque, come si poteva pensare fino a oggi.

A risentirne, tra i primi paesi, è l’Alaska, dove nella remota catena montuosa Brooks scorre una rete di fiumi che rappresenta il cuore pulsante degli ecosistemi artici. Questa è sempre stata caratterizzata da acque limpide, ricche di ossigeno e fondamentali per la sopravvivenza di pesci come il salmone e altre specie ittiche tipiche della zona.

Oggi, però, quei corsi d’acqua si presentano arancioni, torbidi e inquinati a causa dello scioglimento del permafrost. Secondo una ricerca condotta dall’Università della California e pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, il riscaldamento globale sta innescando reazioni chimiche all’interno del terreno ghiacciato da millenni, liberando metalli tossici che finiscono nei fiumi con conseguenze devastanti per la sopravvivenza di numerose specie animali.

Il ruolo del permafrost e delle reazioni chimiche

Fiumi arancioni in Alaska: il permafrost contamina gli ecosistemi
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La causa principale del colore arancione dei fiumi dell’Alaska è da ricercare nello scioglimento del permafrost artico. Questo custodisce al suo interno minerali e sostanze rimaste intrappolate per ere geologiche. Con l’aumento delle temperature, l’acqua e l’ossigeno penetrano nel terreno innescando reazioni chimiche che portano alla formazione di acido solforico e liberano metalli come ferro, cadmio e alluminio, che finiscono nei corsi d’acqua e ne alterano profondamente la composizione. L’effetto che si ottiene è lo stesso del drenaggio acido delle miniere.

Eclatante è il caso del fiume Salmon che rappresenta uno degli esempi più chiari del fenomeno. Qui gli studiosi hanno osservato un’acqua molto più acida, meno ricca di ossigeno e con concentrazioni anomale di ferro rispetto ad altri fiumi vicini. Dal 2019, il paesaggio intorno al Salmon ha iniziato a trasformarsi visibilmente con i corsi d’acqua hanno cambiato colore e la fauna ha mostrato segni di sofferenza. Un’indagine condotta dal US Geological Survey nel 2024 aveva già mappato questi fiumi arancioni, ma le nuove analisi confermano che il problema è diffuso su decine di bacini idrografici in tutta la regione artica.

Il rilascio di metalli tossici sta già mostrando conseguenze tangibili sulla vita acquatica. I livelli di cadmio e ferro superano le soglie di tossicità stabilite dall’Agenzia per la protezione ambientale (EPA), mentre l’acqua torbida riduce la luce necessaria alla fotosintesi e soffoca le larve di insetti, che costituiscono la principale fonte alimentare dei pesci. Il salmone keta, ad esempio, rischia di non riuscire più a riprodursi correttamente poiché i letti di ghiaia in cui depone le uova vengono ostruiti dai sedimenti fini. Anche altre specie, come il temolo artico e il salmerino, risultano particolarmente vulnerabili. Gli effetti, inoltre, si estendono a tutta la catena alimentare che rischiano di essere colpiti dalla diminuzione delle popolazioni ittiche o dall’accumulo di sostanze tossiche.

Oltre l’Alaska

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Sebbene il caso più evidente sia quello del fiume Salmon, i ricercatori avvertono che lo stesso processo potrebbe verificarsi in qualsiasi zona artica caratterizzata da rocce solfuree e permafrost in scioglimento. A differenza delle aree minerarie, dove esistono sistemi di contenimento, qui l’estensione e l’isolamento dei bacini idrografici rendono impossibile intervenire in maniera diretta.

L’unico modo per arginare il fenomeno, sottolineano gli studiosi, sarebbe rallentare il riscaldamento globale. Un obiettivo che appare sempre più difficile, ma necessario per evitare conseguenze irreversibili sugli ecosistemi più fragili del pianeta.

Fiumi arancioni: immagini e foto

L’immagine dei fiumi arancioni in Alaska rappresenta un potente simbolo dell’impatto del cambiamento climatico. Anche in luoghi remoti e apparentemente incontaminati, l’impronta del riscaldamento globale è evidente e drammatica. Gli scienziati lanciano un messaggio chiaro: se non si interviene tempestivamente, il futuro delle regioni artiche e delle specie che le abitano sarà seriamente compromesso.

Fiumi arancioni in Alaska: il permafrost contamina gli ecosistemi
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